Stagione di caccia

Bruno Cannucciari ed Emiliano Pagani presentano per Tunué Stagione di caccia, il loro nuovo graphic novel. Bestia simbolo del volume è questa volta il cinghiale e non una leggendaria creatura abissale, ma resta salda la riflessione sullo scontro fra tradizione e modernità che già era stato leitmotiv di Kraken (Tunué, 2017).

Dopo Kraken, la storia pubblicata nel 2017 da Tunué e recentemente scritturata per la trasposizione cinematografica dalla casa di produzione Draka Production, la coppia Emiliano Pagani e Bruno Cannucciari torna con un nuovo graphic novel. Questa volta, abbandonati l’ambientazione francese e il villaggio di pescatori che facevano da sfondo all’albo precedente, i due fumettisti ci portano in un piccolo borgo toscano, al limitare del bosco.

Fra cinghiali e cacciatori, scopriamo lo strambo progetto delle tre donne protagoniste della storia: Giulia, Emma e Tiziana infatti hanno deciso di aprire una società cooperativa che si occupa di agricoltura biologica, sfidando in un certo senso la tradizione che ha sempre considerato la caccia e la selvaggina il cuore della società. Come se questo non bastasse, a rendere gli abitanti del borgo avversi al progetto c’è il fatto, non di poco conto, che le tre donne adoperino per la raccolta delle olive e per gli altri lavori di fatica degli immigrati: “Cos’è, gli italiani non vanno bene? Non sono abbastanza qualificati per voi?” è uno dei più gettonati argomenti di conversazione e scontro fra i frequentatori del bar del paese e le imprenditrici, di cui molti sembrano non ricordare neppure i nomi preferendo di gran lunga appellarle come “Lesbiche”.

In poco meno di novanta pagine Emiliano Pagani dà vita a una storia che mescola elementi investigativi e riflessione sociale, come già aveva fatto con Kraken, nel quale l’incomunicabilità fra tradizione e innovazione si è poi tradotta in una sorta di maledizione per il villaggio. In questo caso, lo scontro fra i due modi di vedere il mondo si traduce piuttosto in una tragedia umana annunciata, in cui nessuno è innocente e nessuno ne viene fuori vittorioso.

La crudeltà del bosco, dell’animale selvatico e primitivo per eccellenza che percorre le lande del territorio italiano, il cinghiale, è solo un aspetto di questa cruda e amara vicenda. Fra le pagine si intrecciano il razzismo strisciante che ormai si è infiltrato nel nostro Paese come un virus latente in attesa del contagio totale, gli anni di piombo e le ideologie politiche che diventano memorie quasi astratte e prive di senso, la consapevolezza che ogni azione dà vita a una reazione di stessa intensità e forza uguale e contraria.

Bruno Cannucciari questa volta abbandona i toni acidi del verde per una scala di grigi che predilige le campiture sfumate, ottenute grazie alle morbide ciprie da disegno PanPastel, che ha voluto provare per rendere più credibile la resa notturna e boschiva. Se in Kraken ha prevalso lo stile di disegno e colorazione grottesco a scapito del realismo, in Stagione di caccia l’effetto è più realistico e meno cartoonesco, e per questo motivo ancora più drammatico: particolareggiato o brumoso a seconda dell’ambiente circostante, segue in questo modo i toni e i modi della sceneggiatura di Emiliano Pagani in maniera se vogliamo più precisa rispetto all’opera precedente.

C’è nell’aria, per tutto il volume, la sensazione di qualcosa di storto e ambiguo, ma a una seconda lettura è evidente che ciò è frutto di un’ipocrisia che subdolamente si insinua nelle orecchie di ciascuno di noi e che non risparmia nessuno, di quel virus di cui parlavo in precedenza che ti prende nonostante tu pensi di avere tutti gli anticorpi morali e ideali per resistergli.

Una storia sicuramente attuale visti i tempi in cui viviamo, a tratti moraleggiante nei dialoghi ma non per questo facilona o scontata. I buoni sentimenti sorvolano la storia ma nel concreto sono quasi del tutto assenti: più dei discorsi contano, alla fine di tutto, le azioni dei personaggi, in uno show don’t tell che rivela le piccole e grandi fragilità di ciascuno.

Stagione di caccia
Emiliano Pagani, Bruno Cannucciari
fumetto noir
Tunué
2019

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