Quattro chiacchiere con Leo Ortolani

Leo Ortolani, pisano, classe 1967, è il padre di uno dei più noti fumetti pseudo-supereroistici (infatti la sua fortuna è proprio la parodia del genere Supereroi) in Italia, Rat-Man, che oggi è un vero e proprio cult e fa la sua prima apparizione nel 1989 su Spot (supplemento della rivista L’Eternauta). Sempre a proposito di Deboroh La Roccia noto Rat-Man, la laurea di Leo Ortolani in Scienze Geologiche, assieme alla passione per il fumetto I Fantastici Quattro di Jack Kirby e di Stan Lee, hanno reagito insieme nel composto chimico esplosivo che ha dato vita alla sua più monumentale fatica autoriale. Vincitore di numerosi e prestigiosi premi nel settore fumettistico (l’ultimo dei quali, nel 2016, Premio Micheluzzi come “Miglior serie dal tratto non realistico” per la serie Rat-Man), autore di strisce e volumi speciali, amante del cinema (ha recentemente pubblicato per BAO Publishing il volume CineMAH presenta Il buio in sala) è stato indicato dalla prestigiosa rivista statunitense The Jack Kirby Collector, specializzata nel lavoro di Jack Kirby, come uno dei migliori eredi del “Re”. Lo scatto è gentilmente fornito dall’autore e lo ritrae alla Convention sui Fumetti di Lucano 2015.

Nel 2017 concluderai la saga di Rat-Man, dopo dieci anni. Come pensi reagiranno i tuoi lettori? Ci sono nuovi progetti seriali all’orizzonte?

I miei lettori camminano verso il finale, lentamente, un poco tristi, ma sto cercando di realizzare il più bel finale che possano leggere, dopo vent’anni di RAT-MAN. Non ci saranno altre cose seriali. Non come questa, almeno. Forse non sembra, ma dopo vent’anni di scadenze di ferro, si ha anche voglia di lavorare con più calma.

Nota: questa è una domanda nerd. Le retcon della saga di RatMan sono pensate a monte o sono capitate per caso? Segui uno schema di sceneggiatura fisso?

Tutto avviene per caso. Se poi la tua capacità narrativa ti aiuta, riesci a raccontare tutto e, subito dopo, il contrario di tutto. E tutto risulta perfettamente plausibile. SE. Che qui ogni schema prefissato salta, non appena la storia inarca la schiena.

Credo che la parodia crei “comunità”, affinità elettive. È questo il tuo superpotere?

Non so… Diciamo che mi piace fare comunella con i gruppi di persone con cui sto bene. Tipo i miei lettori. Così mi diverto a divertirli con le mie “parodie”, cioè con storie che prendono giusto degli elementi dall’originale e poi li rifrullano in altro, che spero ugualmente godibile.

Esiste una differenza fra chi legge libri e chi legge fumetti? O sono due mondi paralleli e non comunicanti?

Be’, c’è gente che legge libri a fumetti. E il cerchio si chiude. Io penso che leggere sia già bello, poi ognuno può spaziare, come faccio io, dal volantino immobiliare al romanzo, al romanzo a fumetti, all’albo a fumetti, alla targhetta dell’ascensore. Leggere è il punto in comune di queste due forme di arte, letteratura e fumetto. Dopo di che, ognuna contiene linguaggi specifici che non possono essere trasferiti dall’uno all’altro mondo. E va anche bene così, eh?

A cosa pensi sia dovuta la recente apertura dei festival letterari al mondo dei fumetti?

Perché i fumetti vendono. E anche tanto. E grazie ad alcuni autori, le librerie si sono interessate a questo genere di racconto e di conseguenza i festival della letteratura. Io ringrazio molto, ma preferirei che ci fossero festival del fumetto che si aprono al mondo letterario. Allora avremmo raggiunto quella pari dignità che ancora manca, nonostante si stia lavorando in quel senso da tempo.

Talvolta ho l’impressione che il mondo della scrittura in Italia sia come chiuso nell’abbazia di “Il nome della rosa”. Perché abbiamo paura del riso?

Il riso è da sempre considerato un prodotto “basso”. Piuttosto il pianto. Il pianto nobilita il racconto, tipo “soffro nobilmente”. Ma chi fa ridere è un buffone. Un giullare. Così ci si perde una bella parte di vita vera. E se devo dire la verità, nemmeno nel romanzo a fumetti si ride molto. Anzi.

Quale tuo lavoro consiglieresti per primo a un lettore che ancora non ti conosce?

Avrei l’imbarazzo della scelta. Ma direi che THE WALKING RAT (Panini Comics) potrebbe essere un buon punto di partenza.

Intervista realizzata via mail nel novembre 2016 
per Mangialibri

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