Nuove scoperte sul catalogo dei “libri naufragati” del figlio di Cristoforo Colombo

A Copenaghen è stato ritrovato un manoscritto che contiene migliaia di riassunti di libri pubblicati più di cinquecento anni fa. Il grande compendio, di oltre duemila pagine, è rimasto impolverato e sconosciuto per più di trecentocinquant’anni prima di essere ritrovato e apparteneva a Hernando Colòn (noto alla storia anche come Fernando Colombo), secondogenito di Cristoforo Colombo e figlio illegittimo del celebre navigatore (nato dalla relazione con Beatriz Enriquez de Arana). Il giovane studioso ha ereditato la passione per le scoperte dal ben più celebre genitore, preferendo però i libri alle terre: fin da quanto aveva trent’anni, tra il 1509 e l’anno della sua morte nel 1539, ha viaggiato per tutta l’Europa con l’obiettivo dichiarato di creare la più grande biblioteca privata del mondo, oggi in parte perduta. Il suo interesse per i libri era già noto agli studiosi, ma il ritrovamento di questo ulteriore catalogo (identificato come uno dei volumi di catalogazione interna della biblioteca) del “Libro de los Epítomes” è davvero straordinaria perché porta alla luce centinaia di libri dimenticati: “un mondo di libri perduti del XVI secolo”, ha detto l’accademico di Cambridge Edward Wilson-Lee, autore della biografia su Fernando Colombo dall’evocativo titolo di The Catalogue of Shipwrecked Books (Il catalogo dei libri naufragati). Infatti l’indice della Biblioteca conta 16 volumi di indici in totale: 14 di questi sono nella Biblioteca Colombina di Siviglia, dove è conservato ciò che rimane della biblioteca di Fernando Colombo. Gli altri due erano presumibilmente dispersi, almeno fino a oggi.

Infatti uno dei due cataloghi mancanti è stato ritrovato a fine marzo nella collezione privata di uno studioso islandese, Árni Magnússon, che nel 1730 donò come lascito all’Università di Copenaghen la sua biblioteca privata, circa tremila volumi in totale. Proprio l’ampia mole di testi e il fatto che solo venti di questi fossero in lingua spagnola ha probabilmente fatto sì che il Libro de los Epìtomes passasse inosservato per tutti questi anni. Almeno fino a quando Guy Lazure, docente dell’Università di Windsor in Canada, ha individuato una possibile connessione del testo con la biblioteca perduta di Fernando Colombo. L’Arnamagnæan Institute, che cura per l’Università la collezione Magnùsson, ha poi contattato il Metropolitan Museum of Art di New York, che ha passato il manoscritto, catalogato come “AM 377 fol.”, a Wilson-Lee e a José María Pérez Fernández dell’Università di Granada, per la verifica di veridicità, affinché si possano ampliare gli studi sulla Biblioteca del “giovane Colombo” con questo importante ritrovamento.

La biblioteca di Colòn raccoglieva circa 15 mila volumi, di cui oggi ne restano appena 4 mila, acquistati in diverse parti d’Europa e stampati in molteplici lingue, una sorta di finestra su un mondo editoriale che non c’è più e che oggi, grazie al manoscritto e alla interessante biografia del personaggio scritta da Wilson-Lee, è possibile almeno in parte recuperare.

10 aprile 2019

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