Lo svedese

Christopher Gaultier
Lo Svedese

Accenni di trama

È il 1898. L’Hotel Azzurro è un luogo di passaggio nei dintorni di Norfolk, in Nebraska. Sorge vicino a una vecchia stazione, e in una notte da lupi tre ospiti arrivano infreddoliti a riposare le ossa prima di continuare i loro viaggi. Nehemiah Claetus, il signore occhialuto con la bombetta calcata in testa deve far visita un parente nel Wisconsin. Aaron Grae, viso e baffi mediorientali, aspetta il giorno per raggiungere un ranch nel Wyoming. Poi c’è quello strano tipo biondo dagli occhi glaciali, azzurri come le zampe degli aironi. Lo svedese, Svante Jønasson. Quel tale è capace di far accapponare il pelo anche ai gatti neri con la sua risata fulminea e insensata, sempre troppo alta e sguaiata per esser divertente. Ma il vecchio Emmett Mc Lulloch ci tiene a tutti i suoi ospiti perché “[…] in questo mio cazzo di hotel i clienti hanno dei cazzo di poteri assoluti!!!”, e così anche quello svitato è meritevole di una partita a carte e una bottiglia di buon whiskey in compagnia. Una brutta storia se quel fuori di testa, quello “straniero di merda”, pensa di essere all’Inferno…

La storia illustrata è liberamente tratta dal racconto di Stephen Crane The Blue Hotel (pubblicata in un settimanale nel 1898, anno in cui Gaultier svolge la storia). Il fascino del fumetto risiede nel forte legame fra la narrazione e il tratto utilizzato per disegnarla. All’inizio ogni cosa appare immersa in una sorta di nebbia blu: l’hotel, il treno, gli avventori. Poi la matita si fa più forte, accesa da tratti spessi e contorni espressionisti, trasfigurati. I volti dello svedese e dei suoi compagni di nottata sono volontariamente allucinati. Grandi occhi che sembrano ardere alla luce delle lampade a olio dell’Hotel Azzurro, denti candidi inquietanti, resi ancor più tetri dalla condensa di quei respiri che non fatichiamo a immaginare pesanti, tabaccosi. Ogni azione è un pretesto per la paranoia dello svedese, lui è solo con la sua sardonica risata, con la sua valigia da cui non vuole separarsi neppure un momento, con le allucinazioni che trasformano un uomo in un lupo. Una narrazione sempre sul filo del rasoio, partita a carte in cui pagina dopo pagina aumenta la tensione per la situazione incerta: da un momento all’altro ti aspetti che quel groviglio di sensazioni in equilibrio su rapporti labilissimi riveli la sua vera natura. E lo faccia nel peggiore dei modi.

Lo Svedese
Christophe Gaultier
traduzione di: Stefano Sacchitella
Fumetto noir
Coconino Press
2013

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