Il libro di Talbott

Dopo quattro anni dall’ultimo romanzo (Beautiful You), Chuck Palahniuk torna nelle librerie con Il libro di Talbott (Adjustment Day in lingua originale), una storia cinica, folle e distopica ma decisamente sotto le aspettative. Le premesse sono buone, anzi buonissime. Cosa c’è di più attuale di una storia che racconta l’avvento al potere di una legione di imbecilli? I Millenials, spinti all’azione da Talbott Reynolds, un atipico profeta che diffonde il suo credo fatto di ovvietà e aforismi pseudofilosofici in stile Paulo Coelho attraverso un grosso libro nero-blu, si convincono che il governo statunitense stia tramando alle loro spalle per mandarli a morte in un conflitto contro gli integralisti islamici.

Il mondo pretende una teoria del campo unificato. Una cosa semplice, una cosa che spieghi tutto. Diamogliela!

Il fine ultimo non è però liberare il mondo “dai cattivi”, bensì dimezzare una intera generazione, considerata troppo ricca di testosterone. La Teoria del Youth Bulge (letteralmente “rigonfiamento giovanile”) non l’ha inventata il buon Chuck nel romanzo, ma si trova nei saggi del sociologo ed economista tedesco Gunnar Heinsohn, che ha ipotizzato che le società in eccesso di maschi giovani e in forze vanno inevitabilmente verso disordini sociali, guerre e terrorismo così come è già accaduto in passato. Per bloccare la rovina, il presidente degli Stati Uniti sta quindi cospirando nell’ombra per riportare la società americana all’equilibrio con una strage di giovani maschi.

Secondo Talbott, la miglior difesa è l’attacco. Possibilmente feroce. Per questo il suo libro è supportato da un sito internet in cui chiunque può segnalare delle persone scomode, da eliminare. Persone che reggono le sorti del Paese, ovviamente: politici, professori universitari, giornalisti, influencer vari, insomma chiunque detenga ampio o medio potere politico, economico e culturale. L’elenco diventa una sorta di lista della morte da compiere nel Giorno dell’Aggiustamento (inizialmente doveva chiamarsi Giorno del Giudizio ma Walter, il giovane scriba di Talbott, in trascrizione ha confuso A Judgment Day con Adjustment Day, e dato il suo pubblico poco incline alle finezze letterarie a nessuno è sembrato così strano).

I visitatori del sito […] scorrevano la lista dei Meno amati d’America e controllavano la situazione dei loro vicini di casa. Pornografia dell’odio sociale.

I giovani infiammati dalle parole di Talbott uccidono e disperdono la classe dirigente, entrano nei luoghi di potere, nelle redazioni giornalistiche e nelle università come se andassero in guerra. Come prova degli omicidi tagliano a tutte le vittime l’orecchia sinistra: in questo modo riescono a diventare gli eroi del nuovo mondo, i vincitori, la nuova classe dirigente.
Gli Stati Uniti hanno però bisogno di un ulteriore cambiamento per essere davvero perfetti, Talbott è convinto che non si possa vivere bene se non tra i propri simili, così decide di suddividere il Paese in tre Regni: Caucasia per i bianchi, Blacktopia per i neri e Gaysia per la comunità omosessuale. I sopravvissuti si trovano così, felici di farlo o loro malgrado, a emigrare per ricongiungersi alla propria comunità elettiva. Eletta da Talbott, per la precisione.

È Talbott Reynolds che vi parla, monarca assoluto nominato dal Consiglio delle Tribù. È Talbott Reynolds che vi parla, aristocratico supremo, capo indiscusso, grande stregone, monarca assoluto…

Per rafforzare il potere dei nuovi regnanti dei tre stati e distruggere l’economia capitalista, il dollaro viene sostituito con una moneta altamente deperibile, che deve essere spesa molto velocemente: non può essere accumulata e ogni passaggio di mano fa sì che perda il suo valore, rendendola inutilizzabile dopo pochi mesi.

Pur con queste premesse, Il libro di Talbott non riesce a essere un distopico valido e brillante. La narrazione arranca, po’ per lo stile frammentario e autocelebrativo (i personaggi stessi citano più volte Fight Club e Palahniuk), un po’ per l’incedere asettico che riempie le pagine di personaggi e punti di vista, seguendo con camera mobile ora i giovani seguaci, ora il regnante di Caucasia o quello di Blacktopia (davvero troppo simile a Wakanda, il regno del supereroe africano Black Panther ideato da Stan Lee e Jack Kirby), poi gli abitanti di Gaysia e le vicende di Talbott e del suo scriba Walter, framezzando il cambio di tempo e ambiente soltanto con un’interruzione di riga.

Talbott avevo borbottato, liquidatorio: “Palahniuk… In tutta la sua opera non parla che di castrazione. Di castrazione e di aborto”

La sensazione è che l’autore di Portland abbia voluto mettere troppa carne al fuoco, tutta quella che aveva dopo il lungo silenzio editoriale, rendendosi davvero difficile il compito di tirare i fili per arrivare a un finale coerente e non banale. Anticapitalismo, ignoranza al potere, violenza, ascesa del populismo e dell’ultradestra, campi di lavoro destinati ai giovani gay in attesa del visto per Gaysia, ripopolamento forzato e politiche costrittive per l’aumento della fertilità, tecnologie futuristiche occultate da secoli, proclami in stile Grande Fratello a reti unificate, scontri generazionali, abuso di droghe, razzismo e suprematismo bianco, giovani senza arte né parte. Un crogiolo di idee che corrono e si scontrano come spermatozoi impazziti, e in tutto questo un ruolo marginale o da Deus ex machina riservato alle poche donne presenti nel libro. Il grosso calderone fumante è narrato senza cuore e costringe il lettore a fregarsene beatamente di tutto ciò che accade ai personaggi, che rimangono piatti e monodimensionali (molti sono solo tinche narrative) nonostante lo sforzo stilistico per rendere almeno i protagonisti quanto più grotteschi possibile. Il Chuck Palahniuk graffiante di Survivor, Fight Club, Invisible Monsters o Rabbia sembra essere diventato, purtroppo, una vuota parodia di se stesso. Il suo pallido riflesso allo specchio, in cui perde tempo a pettinarsi.

Il libro di Talbott
Chuck Palahniuk
traduzione di Gianni Pannofino
Romanzo distopico
Mondadori
2019

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