Days of Hate – Atto secondo

Washington DC. Huian Xing è al letto col nemico, l’investigatore Freeman. La famiglia dell’uomo dorme a poche miglia di distanza da quella stanza di hotel. In Pennysilvania, alla periferia di Pittsburgh, Amanda e il suo socio Arvid attendono per mettere in atto il loro piano. Ci sono delle tessere da incastrare e il risultato non è certo e non dipende solo da loro. Il sonno è disturbato da incubi ricorrenti, o forse solamente da premonizioni che colpiscono all’improvviso la mente di Arvid e gli dicono che la sua famiglia, sua moglie o suo figlio, non sono al sicuro. Xing nel silenzio di quella stanza d’albergo ormai vuota fa ciò che deve, piazza la microspia così come previsto. Nel frattempo anche Freeman fa le sue mosse: accelera il processo per la deportazione dei genitori di Xing. Come in una partita di scacchi in cui ciascuno schiera le sue pedine e dissimula la sua strategia, i giochi sembrano fatti. Fino a quando una delle pedine non impazzisce dandosi fuoco deliberatamente e mandando all’aria metà del piano di una delle parti. Fino a quando l’odio è così enorme che fagocita tutto e non c’è più empatia né spazio per i pensieri troppo semplici. Proteggere i bambini non è più una priorità istintiva, quando si gioca a scacchi ogni pedina è uguale all’altra. L’importante è vincere, o quanto meno provare a cambiare la forma di quella scacchiera.

L’atto conclusivo del fumetto in due volumi Days of Hate è più crudo e rovinoso del primo e porta la storia al punto di non ritorno che la sensibilità di Ales Kot ha scelto di narrare in maniera meticolosa, minuto per minuto. La riflessione sulla deriva sociale diventa più concreta rispetto all’incipit, che alla luce di questa nuova lettura somiglia a una fase preparatoria e sospesa, utilizzata per portare il lettore nel posto giusto al momento giusto in modo da mostrargli l’orrore di un’ideologia che mette l’uomo contro l’uomo. Zezelj decide di impostare le tavole come delle istantanee, suddividendole in svariate vignette che catturano dettagli e le espressioni dei volti come fossero fotogrammi cinematografici. La camera si muove da Amanda a Xing, ma è quest’ultima la vera protagonista del volume, con le sue azioni e le sue riflessioni ciniche e al tempo stesso pregne di significato. Così al lettore non sembra così strano che azioni cariche di odio siano state fatte nel nome dell’amore supremo, quello che vince su tutto, perfino sull’istinto di sopravvivenza. Non sembra così strano che in un mondo allo sbando qualcuno preferisca optare per il sacrificio, che in un mondo sbagliato ogni complicazione è in realtà solo un effetto collaterale, una cosa fra chi compie il suo ultimo atto e l’universo. Days of Hate non è una storia di azione classica o “americana”, è una storia a cui prestare attenzione perché fatta di piccoli dettagli, tessere incastrate alla perfezione che portano la lettura a una conclusione non scontata, senza un vero e proprio punto finale. A una situazione in cui dopo il tramonto può sorgere l’alba, e con lei una nuova speranza o quanto meno qualcosa di più sensato e umano di ciò che si è distrutto.

 Days of Hate – Atto secondo
Ales Kot, Danijel Zezelj, Jordie Bellaire
Traduzione di Valerio Stivè
Fumetto Distopico
Eris, 2019

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